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Tra tutti i Principi di Satriano una trattazione particolare merita Carlo Filangieri. E ciò non solo per i grandi benefici ed onori di cui munificò il nostro paese, ma per la straordinaria personalità e ancor più per l'enorme importanza che egli ebbe negli avvenimenti politici del Regno di Napoli dal 1848 all'unificazione nazionale. Ad una solida tempra di valoroso uomo d'arme, egli accoppiò abilissime doti di uomo politico. Per i suoi meriti, una via di Napoli venne intitolata a Satriano, sua giurisdizione principesca. Figlio del grande giurista Gaetano Filangieri, nacque il 10 maggio 1784 a Cava dei Tirreni. Studiò nel Pritaneo, in Francia, da dove uscì col grado di sottotenente. Arruolatosi nell'esercito napoleonico combatté valorosamente ad Austerlitz riportando numerose ferite. Nel 1806 fu chiamato da Giuseppe Buonaparte nell'esercito napoleonico col grado di capitano e partecipò all'assedio di Gaeta. Nel 1808, durante la conquista della Spagna, si distinse nella presa di Burgos. Tornato a Napoli, Gioacchino Murat lo nominò colonnello e dopo la sua eroica condotta nella campagna di Russia, ottenne il grado di Generale. Con Murat combatté ancora in Italia contro gli Austriaci e al passaggio del Po fu gravemente ferito. Nel 1815, avvenuta la restaurazione borbonica, si era ritirato dall'esercito, ma Ferdinando I°, nominandolo Principe di Satriano nel 1818, gli volle affidare, conservandogli il grado di Generale, il comando della Guardia Cittadina di Napoli e successivamente della IV Divisione, durante i moti del 1820--21. Destituito dalla reazione, si ritirò a vita privata. Nel 1848 fu reintegrato da Ferdinando II° il quale gli commise l'incarico di reprimere l'insurrezione siciliana. Con decreto del 26 luglio 1849 il principe di Satriano veniva nominato da Ferdinando II° Luogotenente della Sicilia. Carlo Filangieri rifiutò sulle prime e in una lunga lettera indirizzata al Sovrano scriveva tra l'altro:…" Giammai ho esercitato funzioni civili …. La scongiuro per quanto ha di più caro al mondo, di esonorarmi da questo incarico, restituendomi il mio impiego militare". Ma Ferdinando ritenne di non dover tornare sulla sua decisione, considerando il Filangieri l'uomo più adatto a governare la Sicilia. E nell'agosto dello stesso anno, Carlo Filangieri raggiunse Palermo. "Il Principe di Satriano e Duca di Taormina--riferisce lo storico Raffaele De Cesare nell'opera " La fine di un Regno " fu accolto dalla popolazione dell'isola e soprattutto dalle classi benestanti. Questo, pur essendo in mano ai migliori patrioti siciliani, come Ruggero Settimo, il Crispi, La Farina, La Masa, Michele Amari, aveva avuto vita grama e difficile, a causa soprattutto di piccole ambizioni personali e propositi di feroce vendetta verso gli affiancatori dei Borboni". Grave e delicato era, dunque, il compito del Principe. Occorreva molto tatto. Bisognava innanzitutto rassicurare gli animi e rimettere l'ordine, a costo anche di mostrarsi inflessibile verso coloro che avessero minacciato di turbarlo. Dopo alterne vicende ed incarichi assunti per motivi politici che militari il principe si ritirò a Pozzuoli, nella Villa Avellino, amorosamente assistito dalla figlia Teresa, da lui prediletta. Tornò nel 1862 e dopo aver rifiutato uffici e cariche di governo, si spense, stimato da tutti, avversari ed amici, nel 1867 a San Giorgio a Cumano. Aveva ottantatre anni. Gli sopravvissero, dei figli, Teresa e Gaetano. Questi ultimo Principe di Satriano, fu fondatore del Museo Filangieri ( donato alla città ) in Napoli.
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