Nacque a  Satriano nel 1610 e morì a Napoli nel 1668. Dotato di una volontà tenacissima e di una precoce e straordinaria intelligenza, compì da solo i primi studi. All'età di sedici anni entrò nell'ordine dei Gesuiti.
I superiori ebbero modo di accorgersi subito delle eccelse doti e della vasta cultura del giovane autodidatta, per cui l'anno appresso (a 17 anni) egli fu prescelto a professore di retorica. Latinista insigne, nel 1664 pubblicò a Napoli la sua prima opera in versi dal titolo "Polymnia sive silvarum, libri tres" in vario metro e su argomenti vari (mitologici, storici, scientifici, ecc.).
Oltre ad una raffinata eleganza stilistica, troviamo nell'opera del nostro Destito studio e genio, arte e fantasia. Feconda fu l'opera poetica ed umanista di Giulio Cesare Destito. Agostino Baker, latinista inglese, e il poeta Soutwel, pure inglese e grande studioso di filosofia e teologia, assicurano che il nostro Destito abbia lasciato manoscritte anche le seguenti opere:

  1. "Fasti Seculares Societatis Iesu";
  2. "Polyhistor, seu Electorum ex omni Philosophia libri".

Quest'ultima secondo i due studiosi inglesi, era un pregievole trattato filosofico di profonda dottrina ed erudizione. Ma la morte che  stroncò il grande latinista all'età di 58 anni, non gliene permise la pubblicazione.

Gian Vincenzo Sanfile nacque a Satriano nel 1825. Consacrato sacerdote giovanissimo (aveva 20 anni), insegnò per molto tempo matematica e filosofia nel seminario di Squillace. Oltre che facondo letterato, fu grande e tenace studioso di storia regionale. Nel 1847 pubblicò sul "Polierama Pittoresco" suo primo lavoro: "Intorno all'antico sito di Squillace", il quale destò grande scalpore. Il giovane autore, infatti, sosteneva, in netto contrasto con tutti gli scrittori che avevano trattato lo stesso argomento, una tesi nuova ed ampiamente documentata. Subito tra il Sanfile e i suoi avversari s'ingaggiò sul "Polierama Pittoresco" un'impetuosa battaglia letteraria che si protrasse fino al 1858.
Dopo tante schermaglie e polemiche durate, come abbiamo detto, vari anni, il Sanfile riceve finalmente il primo autorevole riconoscimento sulla validità e fondatezza delle sue argomentazioni. Il 13 febbraio 1858, infatti, il dotto archeologo Vito Capialbi scrive al Sanfile "… ho letto attentamente i vostri articoli e sono lieto di significarvi che il mio pensiero combacia esattamente con il vostro. E' d'altronde naturale che Voi, stando sul luogo, avete avuto modo di spigolare e osservare varie circostanze delle cose di Cassiodoro, che altri scrittori, stando lontano, hanno a tentoni trattato e spesso erroneamente".
Il tempo gli ha dato ragione: i recenti rinvenimenti archeologici e gli scavi ancora in corso dimostrano inoppugnabilmente che l'antica Skyllecion sorgeva nei luoghi da lui indicati circa 150 anni fa.
Conclusa la sua brillante carriera di insegnante nel Seminario di Squillace, il Sanfile si ritirò nella sua Satriano dove moriva nel 1894.
Oltre ai numerosi scritti sul "Polierama Pittoresco" non pubblicò altre opere. Ci rimane tuttavia un suo manoscritto di appunti storici che non portò a termine.

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