Parente di Bruno, anche Vincenzo Condò studiò a Napoli, dove conseguì parecchie lauree. Fu prima  avvocato di grido presso la Corte d'Appello, poi professore di Diritto Civile ed Ecclesiastico e di lingua e letteratura italiana e francese presso l'Università.
Per i suoi grandi meriti culturali, venne nominato presidente onorario di varie Accademie scientifiche e letterarie nazionali ed estere.
Delle sue numerose pubblicazioni, quella che lo rese maggiormente celebre fu "Un importante mezzo di prova". In questa opera, piena di erudizione e scritta con stile forbito ed incisivo, egli sostiene che la perizia calligrafica, pur avendo valore dogmatico, può costituire un decisivo mezzo di prova.
Gli fu accanto l'intelligente e dolce consorte Cristina Ricciardi, anima candida, mite, benefica, fervida di carità, tutta protesa nell'ideale di redimere la società dai mali che la imbruttivano. Fu nello stesso tempo mente equilibrata e nutrita di forti studi, cosa singolare per una donna in quell'epoca. Ella, infatti, oltre che attiva collaboratrice di numerosi giornali, fu fondatrice delle Scuole di S. Agostino alla Zecca, Portacarreses e Aversa.
Membro onorario di varie accademie culturali, fondò e diresse l'Istituto e Collegio "Vittoria Colonna" e ricoprì la carica di Ispettrice Scolastica delle Scuole Municipali in Napoli. Morì a 47 anni, nel luglio del 1887.

Tra i suoi figli, Satriano annovera un noto scultore: Giuseppe Vaccaro, il quale vive ed opera ad Iragna, nel Canton Ticino, in Svizzera. Vi è emigrato giovanissimo, appena diciottenne, come tanti coetanei calabresi, in cerca di un'occupazione e di un futuro migliore. Vi è giunto dopo aver appreso l'arte di lavorare la pietra nella cava paterna ed aver frequentato i corsi accademici a Carrara, perché " è maestro nell'intaglio del marmo e ne conosce a perfezione ogni tipo" come annota Rosanna Cardoni. Il giovane emigrato si è, subito, saputo imporre all'ammirazione della gente ed all'attenzione della critica. L'enorme capannone, ai piedi della montagna dove esegue i suoi lavori, è un piccolo chalet, con tanti attrezzi di varie misure. Tutto intorno grandi massi di marmo, pietra e granito, pronti ad assumere le forme più diverse, il suo scalpello scava e s'incunea nel marmo e in qualsiasi tipo di granito di pietra, con la stessa leggerezza e scorrevolezza con cui la penna dello scrittore scorre sulla carta o il pennello del pittore sulla tela. " Artista di ce cubista, come lo definisce la Cardani, le sue sculture per essere comprese a fondo e ammirate richiedono spazio, luce e libertà di movimento"Mentre Mauro Veneziano, nel catalogo Delcò del 92, rileva che in seguito all'esperienza trentennale, Vaccaro" estrae dalla pietra viva miracoli d'espressione: forza e gentilezza, serenità ed angoscia, sensualità e spiritualità.

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