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Tra i suoi figli, Satriano annovera un noto scultore: Giuseppe Vaccaro, il quale vive ed opera ad Iragna, nel Canton Ticino, in Svizzera. Vi è emigrato giovanissimo, appena diciottenne, come tanti coetanei calabresi, in cerca di un'occupazione e di un futuro migliore. Vi è giunto dopo aver appreso l'arte di lavorare la pietra nella cava paterna ed aver frequentato i corsi accademici a Carrara, perché " è maestro nell'intaglio del marmo e ne conosce a perfezione ogni tipo" come annota Rosanna Cardoni. Il giovane emigrato si è, subito, saputo imporre all'ammirazione della gente ed all'attenzione della critica. L'enorme capannone, ai piedi della montagna dove esegue i suoi lavori, è un piccolo chalet, con tanti attrezzi di varie misure. Tutto intorno grandi massi di marmo, pietra e granito, pronti ad assumere le forme più diverse, il suo scalpello scava e s'incunea nel marmo e in qualsiasi tipo di granito di pietra, con la stessa leggerezza e scorrevolezza con cui la penna dello scrittore scorre sulla carta o il pennello del pittore sulla tela. " Artista di ce cubista, come lo definisce la Cardani, le sue sculture per essere comprese a fondo e ammirate richiedono spazio, luce e libertà di movimento"Mentre Mauro Veneziano, nel catalogo Delcò del 92, rileva che in seguito all'esperienza trentennale, Vaccaro" estrae dalla pietra viva miracoli d'espressione: forza e gentilezza, serenità ed angoscia, sensualità e spiritualità.
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